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COSA È SUCCESSO AL TITOLO NVIDIA
Nvidia ha appena risposto a tutte le teorie sulla “bolla IA” con uno dei trimestri più aggressivi mai visti in una mega-cap. Dopo alcune settimane di vendite guidate da titoli su Cina, rumore politico e coperture in opzioni, il titolo era sceso di circa il 18% dal massimo di ottobre e di quasi l’8% nel solo novembre, con il mercato pronto a un “trimestre di digestione”. La sera del 19 novembre 2025 è arrivato però il Q3 FY2026: 57,03 miliardi $ di ricavi (+62% a/a, +22% t/t), 51,2 miliardi $ nel Data Center, margine lordo non-GAAP al 75% e guidance Q4 intorno a 65 miliardi $. In after hours il titolo è schizzato oltre il 7%, in pre-market scambia a 153–154 $, e la capitalizzazione è tornata sopra i 5.000 miliardi $. Qui ricostruiamo tutta la storia, con gli occhi di un investitore italiano.
Dal calo al rimbalzo
Per capire davvero che cosa è successo al titolo Nvidia, conviene dividere le ultime settimane in due atti. Il primo atto è la fase di euforia: nuova capitalizzazione record oltre i 5.000 miliardi di dollari, nuovi massimi storici, forum e social che incoronano Nvidia “re dell’IA per sempre”. Poi arrivano i titoli scomodi su Cina, politica USA e capex in rallentamento, il mercato delle opzioni prende il controllo del nastro, e il titolo scivola verso il basso alla vigilia dei conti. Il secondo atto arriva il 19 novembre sera, quando il Q3 FY2026 non solo smentisce la narrativa di “digestione”, ma la ribalta: il superciclo IA non sta finendo, sta accelerando.
Dal traguardo dei 5.000 miliardi a un novembre nervoso
A fine ottobre Nvidia sembrava intoccabile. Il titolo chiude per la prima volta con una capitalizzazione superiore a 5.000 miliardi di dollari, la settimana finisce intorno a 208 $, e pochi giorni dopo arriva un nuovo massimo. Sulle community retail, da Reddit in giù, si parla apertamente di “AI king forever”. Poi però cominciano ad arrivare i titoli che il mercato non voleva leggere. Il South China Morning Post scrive che Pechino ha vietato, in modo silenzioso, l’uso di chip IA stranieri nei data center statali – la norma è nascosta in un documento di 47 pagine, ma gli algoritmi vedono solo il titolo. A Wall Street bastano poche ore perché Nvidia perda circa il 4%.
Nel pomeriggio Reuters cita il Dipartimento del Commercio USA: le GPU Blackwell restano “al momento” nella lista di esportazioni soggette a controllo verso la Cina. In termini puramente numerici, la Cina pesa ormai solo per circa il 5% dei ricavi Data Center e per una quota a singola cifra bassa sul totale. Ma in borsa non conta solo il livello dei numeri, conta il cambio di percezione: a multipli così alti, anche un piccolo incremento del premio per il rischio regolatorio può comprimere molto il multiplo.
Al rumore su Cina si aggiunge quello politico. Il Wall Street Journal riportava che il team di transizione di Trump avrebbe detto alle agenzie federali di non aspettarsi alcun “bailout” per l’industria IA. Nel frattempo le stesse buone notizie di Nvidia – come il comunicato su Samsung, Deutsche Telekom e Nokia che adotteranno carichi 5G+IA su Blackwell – producevano solo un +1% after hours, subito riassorbito il giorno dopo. Segnale chiaro: il micro-positivo non bastava a battere il macro-scetticismo.
Opzioni, gamma negativa e caduta dell’intero comparto IA
Dietro i titoli, il vero motore del movimento era il mercato delle opzioni. I volumi di put esplodevano, in particolare su scadenze brevi con strike concentrati tra area 195 e 188 dollari. I dealer che avevano venduto quelle put entravano in regime di gamma negativa: man mano che il titolo scende, devono vendere ulteriori azioni o future per restare coperti, il che spinge ancora più in basso il prezzo. Risultato: piccole notizie vengono amplificate in movimenti di prezzo molto più ampi.
Intanto anche il resto del complesso IA iniziava a scricchiolare. CNBC segnalava AMD, Broadcom e Marvell in calo del 5–7% nella stessa sessione, segno che i portafogli stavano riducendo la posizione sull’intera “filiera IA”: acceleratori, networking, memoria. Chi deteneva basket tematici vendeva in blocco, i fondi long/short riducevano gli spread long Nvidia / short peers, e i flussi passivi sugli indici amplificavano il movimento. Nvidia è passata da sfiorare i ~212 $ a rompere al ribasso i 192 $, fino a testare la fascia alta dei 180 $. A metà novembre il titolo segnava circa −18% rispetto al massimo di ottobre e circa −8% solo nel mese, proprio alla vigilia del print.
Di cosa aveva davvero paura il mercato?
Il quadro mentale prima del 19 novembre era abbastanza chiaro. Nessuno metteva in dubbio che l’IA fosse reale o che Nvidia fosse centrale nel ciclo. Ma molti pensavano che, dopo due anni di corsa, il 2025 avrebbe portato una “normalizzazione”: restrizioni all’export verso la Cina frenano Hopper, i clienti rimandano gli ordini in attesa di Blackwell, i margini calano con la nuova architettura, i comitati investimenti tornano a parlare di budget. In uno scenario così, non serve un disastro: basta che la curva di crescita si “appiattisca” per giustificare una revisione dei multipli.
Nel linguaggio da trader: il mercato non aveva bisogno di un miss per vendere; gli bastava un segnale di “first derivative turning down”, cioè di rallentamento. La chiusura a 144,86 $ del giorno dei conti incorporava proprio questa aspettativa: non una rottura del business, ma un reset della traiettoria.
La checklist pre-utili
Posizionamento: alta presenza retail, grandi pesi negli indici, uso massiccio di opzioni = sensibilità elevata a qualsiasi shock di narrativa.
Valutazione: a 5.000 miliardi $ di market cap, il mercato aveva già “anticipato” gran parte del superciclo IA nei prezzi.
Strato regolatorio: export control e retorica politica sull’IA aggiungevano uno strato extra di premio per il rischio sopra il classico tasso risk-free + spread.
Andamento del settore: debolezza su altri titoli IA suggeriva un de-risking generalizzato, non un problema solo di Nvidia.
Whisper numbers: ufficialmente ci si aspettava forza; ufficiosamente, molti si preparavano al “primo trimestre in cui il ritmo scende”.
Questo era il contesto su cui è atterrato il Q3 FY2026. Ed è proprio per questo che la reazione è stata così violenta quando i numeri hanno mostrato non un rallentamento, ma un’accelerazione.
Lo shock degli utili
La sera del 19 novembre 2025 Nvidia ha fatto esattamente quello che il fronte rialzista sperava – ma in misura ancora maggiore del previsto. Il Q3 FY2026 non è stato un semplice “beat”, è stato un reset della curva attesa di ricavi, margini e capex IA. I numeri hanno confermato che la domanda è più forte e più lunga, e il commento del management ha smontato uno per uno i punti chiave del caso ribassista. In questa sezione entriamo nel dettaglio: cosa è uscito, cosa è stato guidato, e perché il mercato ha reagito come se avesse appena ricevuto un “all clear” sul superciclo IA.
Q3 FY2026: i numeri che non si possono ignorare
Partiamo dalla top line. I ricavi del Q3 sono arrivati a 57,03 miliardi di dollari, in crescita del 62% anno su anno e del 22% trimestre su trimestre. Il consenso era nell’area 54,8–55,3 miliardi, quindi Nvidia ha battuto le stime di circa 2 miliardi – per un’azienda che vale 5.000 miliardi, è un delta enorme. E questo nonostante i “whisper numbers” si fossero già alzati nelle settimane precedenti.
Il vero motore, Data Center, ha generato 51,2 miliardi di dollari di ricavi, +66% anno su anno e +25% trimestre su trimestre, arrivando a pesare il 89,8% del totale. Gaming, Auto, Pro Viz continuano a esistere, ma a livello di conto economico sono ormai arrotondamenti. Quello che il mercato voleva vedere, soprattutto noi investitori europei che guardiamo da fuori, era semplice: i grandi cloud (USA, Asia, Europa), le imprese e le iniziative “sovrane” stanno ancora costruendo infrastruttura IA a ritmo elevato? La risposta è chiaramente sì.
Sul fronte utili, l’EPS non-GAAP è stato di 1,30 $, con un beat di 0,04–0,05 $ rispetto al consenso. L’utile netto GAAP ha raggiunto 31,92 miliardi $, +65% anno su anno. Il margine lordo non-GAAP è rimasto al 75,0%, piatto rispetto al trimestre precedente e 160 punti base sopra l’anno prima, nonostante la rampa della nuova architettura Blackwell, che teoricamente dovrebbe pesare sui margini nelle fasi iniziali. Le spese operative si sono fermate a 4,83 miliardi $ (+18% anno su anno), molto meno della crescita dei ricavi, confermando una leva operativa di livello “S-tier”.
La guidance Q4 che cambia il film
Ancora più della foto del Q3 ha colpito la guida per il Q4 FY2026. Nvidia ha indicato ricavi per 65,0 miliardi di dollari ±2%, quindi un midpoint di circa 65 miliardi. Tradotto: +94% anno su anno e +14% trimestre su trimestre. Il mercato stava a 62,5–63 miliardi. Non solo non c’è stata “normalizzazione”, il management ha alzato di nuovo l’asticella.
Dalla guidance e dai commenti si ricava che il Data Center nel Q4 dovrebbe girare tra 59 e 60 miliardi di dollari, contro modelli che in media stavano tra 56 e 57 miliardi. Vuol dire che i grandi clienti – hyperscaler, big tech, grandi aziende – non stanno fermando gli ordini in attesa di Blackwell, ma stanno comprando Hopper e Blackwell insieme. Il “buco” tra generazioni, che i ribassisti si aspettavano, nei numeri non si vede.
Jensen Huang al telefono è stato piuttosto diretto. Frasi come “la domanda di Blackwell è fuori scala”, “le GPU per i cloud provider sono esaurite per i prossimi 12 mesi”, “siamo in piena rampa produttiva su Blackwell – aspettatevi miliardi di ricavi già in questo trimestre e decine di miliardi nel prossimo” non lasciano molto spazio a interpretazioni: chi si aspettava un capex IA in decelerazione, per ora, è dalla parte sbagliata del trade.
Come il caso ribassista è stato smontato pezzo per pezzo
Prima del print, il caso short si reggeva su quattro pilastri teorici. Il Q3 + la guidance Q4 hanno colpito tutti e quattro:
Rischio Cina: con la Cina ridotta a circa il 5% del Data Center, è difficile giustificare un derating massiccio basato solo sulle esportazioni. L’impatto esiste, ma è più tattico che strategico.
Pausa pre-Blackwell: non c’è. I clienti comprano Hopper per i workload esistenti e prenotano Blackwell per la prossima ondata. Overlap, non sostituzione secca.
Compressione dei margini: il 75% di margine lordo non-GAAP, stabile trimestre su trimestre e più alto anno su anno, indica che sistemi completi (rack NVL72/NVL144), networking e software stanno compensando ampiamente i costi iniziali della nuova architettura.
Capex IA al picco: con un Q4 guidato a +94% e un linguaggio chiaro sul fatto che il 2026 vedrà più spesa IA del 2025 per i quattro grandi hyperscaler, parlare oggi di “bolla già scoppiata” è difficile.
Sovereign AI, sistemi completi e libro ordini
Oltre ai numeri, il colore qualitativo della call è stato altrettanto potente. La voce “Sovereign AI” – programmi statali e nazionali per costruire infrastruttura IA propria – è passata a una pipeline annualizzata superiore ai 20 miliardi di dollari, rispetto ai circa 10 miliardi del trimestre precedente. Per chi guarda da un paese come l’Italia, dove il tema dei data center e della sovranità dei dati sta emergendo solo ora, è un segnale interessante: esiste una domanda strutturale, di lungo periodo, che va oltre i soliti quattro colossi cloud americani.
Sul fronte dei sistemi, il messaggio è semplice: i rack completi Blackwell NVL72 e NVL144 sono sostanzialmente sold-out per gran parte del 2026. Non è più la domanda a essere il vincolo, ma la capacità di produzione, alimentazione elettrica e raffreddamento nei data center. Jensen ha anche citato alcuni nomi pesanti: Meta ha ordinato circa 350.000 GPU Blackwell per il 2026; Tesla, tramite il progetto Dojo, comprerà anch’essa Blackwell, con Elon Musk che ha parlato apertamente di 3–4 miliardi di dollari di spesa con Nvidia nel 2026; i superchip Grace-Blackwell stanno già arrivando a tutti i principali cloud provider.
Come ha reagito il titolo
Il verdetto del mercato è stato immediato. Nella seduta regolare del 19 novembre, Nvidia aveva chiuso a 144,86 $, già in buon rialzo nella giornata ma ancora molto distante dai massimi precedenti. Con l’uscita del Q3 FY2026 e della guidance, il titolo è volato in after hours fino a un massimo di 155,18 $, pari a +7,1% rispetto alla chiusura. Nel pre-market della mattina successiva scambiava in area 153–154 $, cioè +6–6,5% circa.
Ancora più importante, la capitalizzazione è tornata sopra la soglia psicologica dei 5.000 miliardi di dollari, questa volta sostenuta da numeri freschi e non solo da narrativa. In pre-market si parlava di circa 5,07 trilioni di dollari. La correzione di novembre (circa −8% in vista dei conti e circa −18% dal massimo di ottobre) è stata in pratica cancellata in una notte. Per chi segue Nvidia da anni, è un copione familiare: compressione di prezzo in attesa dell’evento, poi repricing violento quando i numeri arrivano.
Cinque numeri che hanno cambiato la narrativa
57,03 miliardi $ di ricavi Q3, +62% a/a e +22% t/t, circa 2 miliardi sopra il consenso ufficiale.
51,2 miliardi $ di ricavi Data Center, +66% a/a e +25% t/t, quasi il 90% del fatturato totale.
75,0% di margine lordo non-GAAP, piatto trimestre su trimestre e +160 bps anno su anno, nonostante la rampa di Blackwell.
65 miliardi $ ±2% di guidance Q4, pari a circa +94% a/a e +14% t/t, ben oltre la fascia 62,5–63 miliardi attesa dagli analisti.
>5.000 miliardi $ di capitalizzazione confermata, ora supportata da un potere di utili dimostrato, non solo da aspettative.
In sintesi: non un trimestre “sopravvissuto a malapena”, ma un trimestre che mostra un’accelerazione. E questo, per una storia di superciclo, fa tutta la differenza.
Cosa significa adesso
Dopo il Q3 FY2026, la risposta alla domanda “cosa è successo al titolo Nvidia?” è molto diversa rispetto a qualche giorno fa. Prima parlavamo di un titolo sotto pressione per paura di regolazione, di saturazione del capex IA e di options-flow ostile. Ora parliamo di una mega-cap che ha appena dimostrato di poter crescere del 60%+ anno su anno su base trimestrale, mantenendo margini elevatissimi e alzando ancora la guida. In questa parte finale guardiamo alle implicazioni: per il superciclo IA, per i livelli di prezzo e per un investitore che ragiona con un orizzonte più lungo di un singolo quarter.
Il superciclo IA versione 2.0
Prima di questo trimestre, si poteva ancora sostenere che il boom di spesa IA fosse potente ma fragile: concentrato su pochi hyperscaler USA, esposto alla politica, sensibile alle condizioni di credito. Dopo il Q3 FY2026, questo argomento è meno convincente. I quattro grandi (Meta, Amazon, Microsoft, Google) stanno accelerando il capex IA anche nel 2026; la pipeline di Sovereign AI è raddoppiata in un trimestre; i sistemi Blackwell NVL72/NVL144 sono sold-out per gran parte del 2026. Non è il profilo di una bolla che ha già messo la freccia a destra; è il profilo di un ciclo pluriennale a metà strada.
Per Nvidia, la parte forse più importante è che la scala non sta mangiando la redditività. Margini lordi al 75%, operating expenses che crescono molto meno dei ricavi, spinta crescente su sistemi completi e software: significa che ogni dollaro di ricavi addizionali nel Data Center è altamente profittevole. Se nei prossimi trimestri i margini di Blackwell dovessero persino sorprendere al rialzo rispetto a quanto il mercato ha in mente, questo trimestre potrebbe rappresentare un riallineamento verso l’alto dell’intera traiettoria di utili a lungo termine.
Breve termine: livelli, gamma e psicologia
Nel breve, la discussione inevitabilmente si sposta sui livelli di prezzo. Con un after hours che ha toccato 155,18 $ e un pre-market in area 153–154 $, il mercato sta già guardando alla fascia 160–170 $ come possibile “magnete” nelle prossime settimane, soprattutto se i dealer in opzioni si ritrovano short gamma al rialzo e sono costretti a comprare per coprirsi. Guardando al prossimo trimestre di reporting, un movimento verso i 200+ $ non è più solo un sogno da forum: è uno scenario plausibile se (e resta un “se”) la rampa di Blackwell procede come guidato e i margini restano robusti.
Ovviamente, nulla è garantito. Shock macro, nuove strette regolatorie, problemi nella supply chain (rete, energia, raffreddamento) o mosse aggressive della concorrenza potrebbero cambiare la traiettoria. Ma il “caso base” nella testa del mercato si è spostato: da “forse abbiamo già visto il massimo” a “il ciclo è più lungo e più forte di quanto pensassimo a inizio anno”. Questo si riflette direttamente sui multipli che gli investitori sono disposti a pagare e sul peso che assegnano al tema IA nei portafogli.
Una playbook realistico per l’investitore
Come può un investitore – italiano o internazionale – usare queste informazioni senza cadere né nel FOMO né nel pessimismo cronico? Ecco un possibile framework, non una raccomandazione personalizzata:
Investitori di lungo periodo: leggere la coppia Q3/Q4 come una conferma che il ciclo di investimento in infrastrutture IA si estende almeno fino al 2026–2027. Focus su volumi, backlog, capacità di consegna, mix geografico e quota di software, più che sul prezzo giorno per giorno. Strategia: ingressi a tranche, uso delle correzioni politiche/tecniche per accumulare piuttosto che inseguire ogni spike.
Allocatori settoriali/macro: Nvidia ha alzato l’asticella per l’intero comparto IA. Essere strutturalmente sottopesati su acceleratori, networking e altri beneficiari diretti della spesa IA ora è una scelta attiva, non neutralità. Allo stesso tempo, concentrare troppo rischio in un singolo titolo da 5.000 miliardi $ aumenta il rischio di portafoglio. La gestione della dimensione di posizione resta fondamentale.
Trader in opzioni e di breve periodo: ogni trimestre di Nvidia è ormai un mini-evento macro. La struttura della volatilità implicita, lo skew e la term structure reagiranno sia alla caccia al rialzo, sia al timore di correzioni improvvise. In questo contesto, strutture a rischio definito (call spread rialzisti, calendar spread, diagonali) possono avere più senso di gambe nude, soprattutto per chi non può seguire il book tick-by-tick.
Retail “buy the dip”: questo trimestre ha validato la tesi più del timing. La vera domanda non è più “l’IA è reale?”, ma “quanto può pesare Nvidia nel tuo portafoglio prima che tu smetta di dormire tranquillo?”. Anche nel superciclo ha senso diversificare fra più anelli della catena IA – chip, cloud, infrastrutture di rete, software – invece di trasformare tutto in una scommessa binaria su un solo ticker.
Rischi che non spariscono
Un trimestre brillante non cancella i rischi, li sposta. L’esposizione alle decisioni politiche su export e sicurezza rimane; la dipendenza da pochi grandi clienti significa che eventuali strategie di chip proprietari (ASIC interni) potrebbero erodere una parte del wallet nel tempo; vincoli su energia, raffreddamento e real estate per data center possono rallentare l’adozione anche se la domanda finale resta forte.
C’è poi la matematica semplice della dimensione: a 5.000+ miliardi di capitalizzazione, Nvidia non ha bisogno di “sbagliare” per vedere drawdown importanti. È sufficiente che la traiettoria passi da straordinaria a “solo” molto buona perché i multipli vengano rivisti. In altre parole, la gestione del rischio non va in vacanza solo perché un trimestre è andato bene; semmai diventa più importante, perché la posta in gioco è più alta.
Una nuova risposta alla stessa domanda
Alla fine, cosa è successo al titolo Nvidia? Nel breve, ha seguito una curva di sentiment da manuale: prima la salita euforica oltre i 5.000 miliardi e i nuovi massimi; poi la correzione alimentata da titoli su Cina, politica e opzioni, che ha convinto molti che il ciclo IA fosse vicino al picco; infine un Q3 FY2026 che ha demolito quei dubbi con 57 miliardi di ricavi, margini al 75%, guidance Q4 aggressiva e una narrativa su 2026–2027 più forte che mai.
Su orizzonti più lunghi, l’evoluzione è un’altra: Nvidia è passata dall’essere una “storia sull’IA con bei numeri a supporto” a essere una “storia di numeri che spiegano perché l’IA è un cambiamento strutturale”. Il superciclo IA non solo non è morto; sembra più lungo e più grande rispetto a quanto si pensava pochi mesi fa. Questo non significa che il prezzo salirà in linea retta, né che il rischio sia evaporato. Ma significa che, per ora, il mercato ha una risposta abbastanza chiara alla domanda di partenza: no, Nvidia non è una bolla già scoppiata; è un asset centrale in un superciclo che ha appena ricevuto un altro, robusto via libera.
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